Dè mò un culpadén qué e ai sélta fòra tótta la nòstra antologî...
 

 

 

Nel nome di

Flèvia

qui commetteremo i nostri misfatti di impenitenti cultori di storie boccaccesche dove senza mezzi termini leggeremo "cazzo" quando si ha da parlar del cazzo e "figa" quando si narrerà delle gesta di costei

 

IL COMPONIMENTO

 

 

Al Fatâz, con i suoi 250 versi, circa, ha la struttura della «zirudèla»:

in dialetto e in ottonari baciati

 

Chiaramente boccaccesco il poemetto ha notevoli qualità letterarie:

 

“ricchezza di immagini, varietà di lessico e, all’autore va riconosciuta una straordinaria abilità nell'uso del dialetto che dà un particolare colore e sapore a tutta l'opera, riuscendo a infondere umoristica leggerezza ad un materiale che molto facilmente poteva rimanere esclusivamente triviale” [Al fatâz di Zardén Margarétta (LaFlèvia), Ed. Arti Grafiche Tamari - Bologna, gustosamente chiosato da Francesco Guccini e Gianni Menarini]

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